Lingua arbëreshe, l’appello di Illary Licursi: «Un patrimonio vivo da salvare»


Intervistata da Artur Nura nella rubrica «Albania italianofona» di Radio Radicale, la vicesindaca di San Martino di Finita richiama l’attenzione sul rischio di scomparsa della lingua Arbërisht tra i giovani. Scuola, unità politica e sviluppo dei borghi le sfide per il futuro delle comunità arbëreshe.

La lingua arbëreshe rappresenta una testimonianza preziosa della storia e dell’identità culturale italiana, ma la sua trasmissione alle nuove generazioni è oggi una sfida sempre più urgente. È questo il tema centrale dell’intervista a Illary Licursi, vicesindaca di San Martino di Finita, in Calabria, ospite della rubrica «Albania italianofona» di Radio Radicale, condotta da Artur Nura.

Nel corso della conversazione sono stati affrontati alcuni dei problemi più importanti per le comunità arbëreshe: la progressiva perdita della lingua, lo spopolamento dei piccoli comuni, il ruolo della scuola, la necessità di una rappresentanza politica più forte e le opportunità offerte dalla valorizzazione del patrimonio culturale.

Una lingua antica che rischia di perdere i suoi parlanti

Licursi ha riconosciuto che, nel suo comune, la maggior parte dei giovani e dei bambini non parla più arbëreshe. Una situazione che desta preoccupazione, soprattutto se si considera che questa lingua è stata tramandata per secoli attraverso le famiglie, le tradizioni e la vita quotidiana delle comunità.

I cambiamenti sociali, la partenza dei giovani per motivi di studio e lavoro e la progressiva riduzione degli spazi in cui la lingua viene utilizzata contribuiscono a indebolire questa trasmissione. Per la vicesindaca, la modernità è indispensabile, ma non deve comportare la rinuncia alle proprie origini. Conservare l’identità arbëreshe significa infatti mantenere vivo un patrimonio storico e culturale che appartiene non soltanto alle singole comunità, ma all’intera Calabria e all’Italia.

La scuola e la famiglia al centro della tutela

Un passaggio significativo dell’intervista riguarda il ruolo dell’istruzione. Licursi ha ricordato la propria esperienza scolastica, quando ebbe l’opportunità di studiare la lingua arbëreshe grazie all’insegnamento del professor Vincenzo Perbellis. Quell’esperienza le permise di imparare a scrivere una lingua che già conosceva oralmente attraverso i genitori e i nonni.

Da qui emerge la necessità di rafforzare l’insegnamento linguistico nelle scuole dei comuni arbëreshe, insieme alla trasmissione familiare e alla presenza della lingua nei mezzi di comunicazione. Durante il confronto, Artur Nura ha proposto di valutare l’introduzione dell’insegnamento obbligatorio dell’arbëreshe nelle scuole interessate e di promuovere una forma linguistica condivisa, senza cancellare il valore delle varianti locali.

Il problema, infatti, non è soltanto riconoscere la lingua, ma creare le condizioni affinché possa essere parlata, letta, scritta e trasmessa alle nuove generazioni.

Spopolamento e futuro dei borghi

La questione linguistica è strettamente legata alla crisi demografica dei piccoli comuni. Licursi ha riferito che la scuola situata nel centro di San Martino di Finita è stata chiusa per mancanza di bambini, mentre resta una scuola primaria nella frazione. È un segnale delle difficoltà che interessano molti territori dell’entroterra calabrese, dove la riduzione della popolazione mette a rischio servizi, opportunità lavorative e continuità culturale.

La stessa vicesindaca ha raccontato di aver vissuto per un periodo fuori dalla Calabria per ragioni professionali, prima di tornare a impegnarsi nel proprio territorio. Il suo percorso evidenzia quanto sia importante creare condizioni concrete affinché i giovani possano restare o ritornare nei paesi d’origine.

Lavoro, istruzione, servizi e nuove opportunità economiche sono elementi indispensabili per contrastare lo spopolamento e mantenere vive le comunità.

Una rappresentanza politica unitaria per gli arbëreshë

Tra i temi più rilevanti affrontati da Nura vi è la necessità di rafforzare il peso politico delle comunità arbëreshe, presenti in Calabria e in altre regioni italiane, tra cui Sicilia, Puglia, Campania e Molise.

L’intervistatore ha proposto di valutare la costruzione di una rappresentanza unitaria, eventualmente attraverso un movimento civico o un soggetto politico capace di portare le istanze delle comunità nelle sedi istituzionali.

Licursi si è dichiarata favorevole a un confronto serio su questa possibilità, sottolineando l’importanza di un progetto democratico e inclusivo, fondato sulla collaborazione e sul superamento delle divisioni personali.

L’obiettivo sarebbe dare maggiore forza alle richieste legate alla tutela linguistica, all’istruzione, allo sviluppo e alla valorizzazione culturale, portandole all’attenzione delle istituzioni regionali, nazionali ed europee.

Nel corso dell’intervista è stato richiamato anche il quadro normativo italiano, in particolare la legge n. 482 del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche. Nura ha osservato che il riconoscimento giuridico, da solo, non garantisce la sopravvivenza di una lingua: occorrono interventi concreti e risultati verificabili.

Cooperazione internazionale e turismo culturale

L’intervista ha dedicato spazio anche ai rapporti con l’Albania e il Kosovo, prospettando una collaborazione più intensa per sostenere la lingua e le tradizioni arbëreshe. Licursi ha ricordato le proprie visite in Albania e il legame di vicinanza culturale con le persone incontrate.

Un patrimonio di relazioni che potrebbe estendersi anche alle comunità emigrate negli Stati Uniti, in Canada, nel Regno Unito e in Germania, coinvolgendo chi mantiene un legame con i paesi d’origine.

Accanto alla cooperazione culturale, Nura ha proposto di valorizzare il potenziale turistico dei borghi arbëreshe. Costumi tradizionali, canti, festività, storia e bellezze paesaggistiche possono rappresentare una risorsa per attrarre visitatori, favorire investimenti e creare nuove opportunità di lavoro.

Licursi ha inoltre ricordato il valore simbolico dell’abito tradizionale arbëreshe, che ha scelto di indossare insieme alla fascia tricolore durante un impegno istituzionale, come testimonianza della propria appartenenza culturale.

Un patrimonio da trasmettere al futuro

Il messaggio conclusivo dell’intervista è che la cultura arbëreshe non può essere considerata soltanto una memoria del passato. È un patrimonio vivo, da proteggere e valorizzare attraverso l’istruzione, il coinvolgimento delle nuove generazioni, la collaborazione tra le comunità e politiche di sviluppo capaci di contrastare lo spopolamento.

La salvaguardia della lingua richiede un impegno condiviso: quello degli amministratori, delle istituzioni, delle famiglie, degli studiosi e dei cittadini. Solo trasformando la consapevolezza culturale in azioni concrete sarà possibile garantire un futuro a questa identità secolare.

Per ascoltare l’intervista integrale, con le domande di Artur Nura e le risposte di Illary Licursi, è possibile consultare il sito di Radio Radicale e cercare la rubrica «Albania italianofona»:

https://www.radioradicale.it/scheda/801376

Lingua arbëreshe, l’appello di Illary Licursi: «Un patrimonio vivo da salvare»