Le immagini che arrivano da Tirana tolgono il fiato: Ministeri presi d’assalto, gas lacrimogeni, sassi e molotov contro la polizia. La capitale dell’Albania è diventata un campo di battaglia. A protestare sono soprattutto i giovani e gli studenti universitari, che chiedono a gran voce le dimissioni del primo ministro Edi Rama. Ma per capire davvero cosa sta succedendo, dobbiamo fare un passo indietro e guardare oltre la violenza degli scontri.
Tutto è iniziato qualche mese fa con la cosiddetta “rivoluzione dei fenicotteri”. Questo nome non è nato a caso, ma da una precisa battaglia ecologica. Il Governo ha dato il via libera a enormi progetti turistici di super lusso sulle coste del sud, in aree naturali protette come la laguna di Zvërnec e l’isola di Sazan. Si tratta di progetti portati avanti da grandi investitori stranieri (tra cui Jared Kushner, il genero di Donald Trump). Per molti albanesi, questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: la sensazione di vedere la propria terra svenduta ai ricchi stranieri senza che il popolo ne tragga alcun beneficio. Ma perché proprio il nome “Rivoluzione dei Fenicotteri”? La risposta è semplice: questi splendidi uccelli rosa sono diventati il simbolo della protesta perché rischiano di perdere la loro casa a causa del cemento. La laguna di Narta, nel sud dell’Albania, è una riserva naturale protetta dove vive e si riproduce più dell’1% di tutti i fenicotteri del mondo. Per fare spazio ai resort di lusso, il Governo ha cancellato le tutele ambientali su quelle terre. Gli attivisti hanno scelto il fenicottero rosa come simbolo della natura albanese che viene violata e svenduta portando in piazza cartelli e gonfiabili di plastica a forma di fenicotteri che vogliono dimostrare a tutti un animale pacifico e indifeso che viene cacciato via dal suo ambiente naturale.
Dall’ambiente, la scintilla è passata subito alle Università. Gli studenti sono scesi in piazza per gridare la loro frustrazione contro tasse troppo alte, aule fatiscenti e soprattutto, la totale mancanza di futuro. In Albania i salari sono bassi e le prospettive per chi studia sono pochissime. La rabbia è esplosa proprio perché i giovani si sentono intrappolati: o restano in un sistema che non dà loro valore, o sono costretti a scappare all’estero. Il fenicottero, alla fine, è diventato il simbolo di tutti loro: creature costrette a migrare lontano dalla propria terra per poter sopravvivere.
Prendo molto a cuore questa situazione perché ho la fortuna di conoscere molti amici albanesi. Chiunque abbia un legame con questo popolo sa bene quanto i suoi cittadini siano persone straordinarie, grandi lavoratori, generosi, accoglienti e profondamente legati alla loro terra. Gli albanesi che vivono in Italia o nel resto d’Europa dimostrano ogni giorno una dignità, un calore umano e una capacità di integrazione immensi. Proprio per l’affetto e il rispetto che mi legano a loro, fa male vedere una terra così bella ferita dal disordine. Ma fa ancora più male pensare che tanti ragazzi sono costretti a lasciare le proprie famiglie e la propria casa per cercare una vita dignitosa altrove. La distruzione dei Palazzi Pubblici, la violenza vanno sempre condannate, ma non si può ignorare il grido di dolore di un’intera generazione che chiede solo di poter restare e crescere nel proprio Paese.
L’Albania oggi si trova davanti a un bivio. Mentre il governo difende i suoi piani economici per modernizzare il Paese e accusa i manifestanti di vandalismo, la piazza chiede dignità e pulizia politica. Il rischio è che questa instabilità allontani il sogno dell’Albania di entrare a far parte dell’Unione Europea. La speranza è che la voce di protesta venga finalmente ascoltata, per costruire un futuro in cui i giovani non debbano più scegliere tra la loro terra e il loro domani.
