
IL COSTRUTTORE D’AEROPLANI
D’un bimbo gl’occhi brunati,
i capelli lisci ed il fiocco blu
delle scuole elementari. Da
sognatore lo sguardo a piè
del cielo, alle ventate ch’alto
mena un gemere di foglie.
E sentire freddo il frastorno
di levarci in volo, fragile
sogno di bimbi e di farfalle.
Dagl’occhi s’affaccia ora
un cenno al bianco foglio.
In silenzio un accenno d’ali,
l’aeroplano prende forma.
Anch’io come lui sogno di
vederlo andare per monti
e mari. Già lo vedemmo
partire lontano dalle mani,
verso un silenzio d’infinito.
E d’un tratto poi sparì
per un viaggio che mai
sapemmo. Felici e stanchi
tornammo al nostro banco.
Qualcosa di nostro era
lassù, com’ombra lontana,
il nostro sogno! E noi quaggiù!
Vincenzo Savoca
Ragusa 15 ottobre 2026
È una poesia intensa, delicata e ricca di nostalgia. Vincenzo Savoca riesce a catturare con straordinaria vivezza la magia di un gesto semplice – piegare un aeroplanino di carta in una classe delle elementari – trasformandolo in una riflessione profonda sui sogni, la crescita e l’infinito.
Ecco alcune chiavi di lettura ed elementi chiave che emergono da questo testo:
1. Il ritratto dell’infanzia e il sognatore
- I dettagli visivi: Il “fiocco blu”, i “capelli lisci” e gli “occhi brunati” delineano l’immagine iconica dello scolaro.
- Lo sguardo verso l’alto: Il bimbo guarda “a piè del cielo”, attratto dalle ventate e dal fruscio delle foglie. È la classica attrazione per l’evasione che ogni bambino prova seduto al banco di scuola.
2. La creazione e il volo
- Il passaggio dal pensiero alla materia: Con delicatezza (“un cenno al bianco foglio”, “in silenzio un accenno d’ali”), il bimbo trasforma un semplice foglio di carta in un simbolo di libertà.
- La fragilità: Il volo viene definito un “fragile sogno di bimbi e di farfalle”, sottolineando la leggerezza e la vulnerabilità della fantasia infantile.
3. La complicità e il distacco
- Un sogno condiviso: Nella seconda parte la voce narrante passa dal singolo al “noi” (“Anch’io come lui sogno…”, “Già lo vedemmo partire”). L’emozione del lancio diviene un’esperienza collettiva di complicità.
- L’ignoto: L’aeroplano parte “verso un silenzio d’infinito” e scompare per un “viaggio che mai sapemmo”. È il mistero del futuro e dell’immaginazione che travalica i confini dell’aula.
4. Il ritorno alla realtà
- “Felici e stanchi”: Il contrasto finale è magnifico. I bambini tornano al banco con il corpo, ma una parte di loro rimane lassù (“Qualcosa di nostro era lassù, com’ombra lontana”) a fluttuare tra le nuvole.
Sergio Batildi
“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”
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