PRIMA E ADESSO
Pippo Bunorrotri
Quando ci troviamo davanti ai versi di Pippo Bunorrotri, sentiamo subito quella morsa al cuore, quel brivido di chi si vede violentemente messo a nudo.
La sua poesia ci trasmette in generale una forza emotiva disarmante, capace di scuotere le nostre certezze più profonde e di dare voce a quelle verità intime che spesso cerchiamo di nascondere a noi stessi.
La poesia “Prima e Adesso”, tratta dalla raccolta “Semi nel ventre”, analizza il contrasto tra l’intensità dei legami del passato e la freddezza delle relazioni digitali odierne.
Non è solo letteratura, è il grido d’aiuto di una generazione che si accorge, con un misto di rabbia e nostalgia, di quanto sia diventato fragile e freddo il modo in cui amiamo e ci relazioniamo oggi.
Bunorrotri con i suoi versi ci scaraventa dentro un contrasto doloroso ma spaventosamente reale. Ci mostra come la tecnologia, che doveva avvicinarci, abbia finito per creare una strana forma di solitudine, trasformando i nostri legami in passaggi rapidi e fugaci sullo schermo di un telefono.
Il fulcro di tutta la poesia sta proprio in questo passaggio drammatico dal calore del contatto umano alla distanza del mondo virtuale. Oggi tutto corre alla velocità di un lampo, persino i sentimenti. Bunorrotri parla di “non-incontro” ed è una definizione che fa tremare, perché descrive perfettamente la realtà di molti rapporti attuali, dove ci si saluta e ci si dice addio nello stesso istante, senza darsi il tempo di conoscersi davvero, di viversi, di veder fiorire o cadere le foglie nell’attesa di una risposta.
È proprio lì, in quella ferita aperta dei legami moderni, che la poesia stringe il cuore e non lascia più andare. Ci si tocca senza toccarsi, ci si parla senza ascoltarsi, sospesi nel vuoto di uno schermo che promette vicinanza ma restituisce solo assenza. Fa male pensare a quanti “non-incontri” affollano le nostre giornate: incastri rapidi di parole scritte di fretta, dove non c’è spazio per l’attesa, per il dubbio, per quel batticuore lento che un tempo accompagnava il cammino verso l’altro.
La passione della poesia esplode proprio in questo eterno confronto, in un’epoca passata in cui il tempo non si subiva, ma si assaporava. L’attesa di una lettera non era una perdita di tempo, ma benzina per il desiderio. Ci si incontrava al tramonto, ci si perdeva tra i vicoli e i sogni avevano spazio per respirare nelle notti buie.
Oggi, invece, ci si rifugia nella velocità per non sentire il vuoto, lasciando che le ore passino senza lasciare traccia e accumulando anni che pesano come pietre proprio a causa di quello che manca: la presenza fisica, gli abbracci reali, la pazienza di restare e di costruire qualcosa. Ora il tempo si misura in secondi. Prima il tempo si misurava con l’intensità dello sguardo.
Eppure, fermandosi a riflettere oltre la spietata lucidità di questi versi, sorge spontanea una mia considerazione personale: Questa distanza digitale nasconde anche un’altra verità.
I legami di oggi non sono necessariamente condannati a essere aridi o superficiali. Se vissuti con cura, consapevolezza e senza fretta, gli schermi possono trasformarsi in ponti meravigliosi, capaci di accorciare distanze geografiche altrimenti insormontabili e di unire anime lontane.
Dobbiamo ricordarci e non dimenticare che la tecnologia resta solo un mezzo, la vera differenza continua a farla l’intenzione autentica di chi si cerca e si ascolta. Anche un messaggio può vibrare di calore vero, a patto che dietro quei tasti ci sia il desiderio sincero di esserci, dimostrando che nessun algoritmo può spegnere la capacità umana di creare connessioni profonde.
Forse la chiave per salvare la bellezza di questa nostra epoca sta proprio nel capire che lo schermo non deve sostituire la vita, ma proteggerla. Perché quando un legame virtuale è alimentato da un’intenzione pura, non resta intrappolato, cerca una strada, rompe la barriera digitale e si trasforma, finalmente, in carne e respiro. È lì, nel coraggio di viversi in prima presenza, che si ritrova il senso profondo di tutto. Perché se è vero che oggi il tempo si misura in secondi, è altrettanto vero che possiamo ancora scegliere di fermarlo, incontrandoci davvero per riscoprire, occhi negli occhi, tutta l’intensità dello sguardo.
Giuseppina De Biase
PRIMA E ADESSO
Pippo Bunorrotri
I tempi sono cambiati,
ora tutto scivola,
Si muove, si incontra
nei percorsi invisibili di una tastiera
con la rapidità di un lampo.
Prima, la fretta era trotterellare e correre
sui sentieri del tempo
che contava i passi
dove la pazienza
Tutto classificava,
trasformando le ore in un rituale.
La lettera all’amata
Partiva d’inverno
e arrivava in primavera
si leggeva nell’attesa
di quella successiva che arrivava
quando cadono le foglie.
Ci si incontrava al tramonto
quando questo raccoglieva le ore del giorno
in un parco, che le stagioni incorniciava
aspettando l’arrivo di un domani
che cominciava all’alba di oggi.
Camminavi nell’ombra
di stradine strette piene di tradizioni
verso l’orizzonte enigmatico
di viali vuoti
che promettevano soli e lune
che imprimevano sogni
nelle notti buie.
Ora gli incontri
Sono nella zona invisibile
dove il tempo
scivola silenziosamente,
dove “Ciao e arrivederci”
avvengono nello stesso incontro
di un non-incontro.
Ora i trotti sono corse,
le gare sono un’emozione
i passi sono dubbi
nei giorni di dolore,
dove passano le ore
senza essere contati
e gli anni sono come pietre
carichi di assenze.
Ora il tempo
Si misura in secondi.
Prima il tempo
Si misurava
con l’intensità
dello sguardo.
Tratto dalla raccolta di poesie Semi nel ventre.
Pippo Bunorrotri 04/10/26
ANTES Y AHORA
Pippo Bunorrotri
Cuando nos encontramos ante los versos de Pippo Bunorrotri, sentimos de inmediato ese vuelco en el corazón, ese escalofrío de quien se ve violentamente desnudado.
Su poesía nos transmite, en general, una fuerza emotiva desarmante, capaz de sacudir nuestras certezas más profundas y de dar voz a esas verdades íntimas que a menudo intentamos ocultarnos a nosotros mismos.
El poema “Antes y Ahora, perteneciente a la antología “Semillas en el vientre, analiza el contraste entre la intensidad de los vínculos del pasado y la frialdad de las relaciones digitales de hoy en día.
No es solo literatura: es el grito de ayuda de una generación que se da cuenta, con una mezcla de rabia y nostalgia, de lo frágil y frío que se ha vuelto el modo en que amamos y nos relacionamos en la actualidad. Bunorrotri, con sus versos, nos arroja al interior de un contraste doloroso pero espantosamente real. Nos muestra cómo la tecnología, que debía acercarnos, ha terminado por crear una extraña forma de soledad, transformando nuestros vínculos en pasos rápidos y fugaces por la pantalla de un teléfono.
El núcleo de todo el poema reside justamente en este tránsito dramático desde el calor del contacto humano hasta la distancia del mundo virtual. Hoy todo corre a la velocidad de un rayo, incluso los sentimientos. Bunorrotri habla de “no-encuentro”, y es una definición que hace temblar porque describe perfectamente la realidad de muchas relaciones actuales, donde uno se saluda y se dice adiós en el mismo instante, sin darse el tiempo para conocerse de verdad, para vivirse, para ver florecer o caer las hojas a la espera de una respuesta.
Es precisamente ahí, en esa herida abierta de los vínculos modernos, donde la poesía estruja el corazón y ya no lo suelta. Nos tocamos sin tocarnos, nos hablamos sin escucharnos, suspendidos en el vacío de una pantalla que promete cercanía pero solo devuelve ausencia. Duele pensar en cuántos “no-encuentros” llenan nuestros días: encajes rápidos de palabras escritas a toda prisa, donde no hay espacio para la espera, para la duda, para ese latido lento del corazón que antaño acompañaba el camino hacia el otro.
La pasión de la poesía estalla justamente en esta eterna confrontación con una época pasada en la que el tiempo no se padecía, sino que se saboreaba. La espera de una carta no era una pérdida de tiempo, sino gasolina para el deseo. La gente se encontraba al atardecer, se perdía por los callejones y los sueños tenían espacio para respirar en las noches oscuras.
Hoy, en cambio, nos refugiamos en la velocidad para no sentir el vacío, dejando que las horas pasen sin dejar rastro y acumulando años que pesan como piedras, precisamente debido a lo que falta: la presencia física, los abrazos reales, la paciencia de quedarse y de construir algo. Ahora el tiempo se mide en segundos. Antes, el tiempo se medía con la intensidad de la mirada.
Y sin embargo, al detenerse a reflexionar más allá de la despiadada lucidez de estos versos, surge de manera espontánea una consideración personal: esta distancia digital esconde también otra verdad.
Los vínculos de hoy no están necesariamente condenados a ser áridos o superficiales. Si se viven con esmero, conciencia y sin prisa, las pantallas pueden transformarse en puentes maravillosos, capaces de acortar distancias geográficas de otro modo insalvables y de unir almas lejanas.
Debemos recordar y no olvidar que la tecnología sigue siendo solo un medio, la verdadera diferencia la sigue marcando la intención auténtica de quien busca y escucha. Incluso un mensaje puede vibrar con calor verdadero, siempre y cuando detrás de esas teclas exista el deseo sincero de estar presente, demostrando que ningún algoritmo puede apagar la capacidad humana de crear conexiones profundas.
Quizás la clave para salvar la belleza de esta época nuestra esté justamente en entender que la pantalla no debe sustituir a la vida, sino protegerla. Porque cuando un vínculo virtual está alimentado por una intención pura, no se queda atrapado: busca un camino, rompe la barrera digital y se transforma, finalmente, en carne y aliento. Es ahí, en el coraje de vivirse en cuerpo presente, donde se recupera el sentido profundo de todo. Porque si bien es verdad que hoy el tiempo se mide en segundos, es igualmente cierto que todavía podemos elegir detenerlo, encontrándonos de verdad para redescubrir, ojos en los ojos, toda la intensidad de la mirada.
Giuseppina De Biase
ANTES Y AHORA
Pippo Bunorrotri
Las épocas han cambiado,
ahora todo se desliza,
se mueve, se encuentra
en los andares invisibles de un teclado
con las prisas de un destello.
Antes las prisas eran trotes y carreras
en las sendas del tiempo
que contaba pasos
donde la paciencia
todo clasificaba,
haciendo de las horas un ritual.
La misiva a la enamorada
salía en invierno
y llegaba en primavera
se leía en la espera
de la siguiente que llegaba
cuando las hojas caen.
Te encontrabas en el atardecer
cuando este recogía las horas del día
en un parque, que estaciones enmarcaba
esperando la llegada de un mañana
que empezaba en el amanecer del hoy.
Caminabas en la penumbra
de unas callejas llenas de costumbres
hacia el horizonte enigmático
de unas avenidas vacías
que prometían soles y lunas
que sueños troquelaban
en las noches oscuras.
Ahora los encuentros
son en la zona invisible
donde el tiempo
se desliza en silencio,
donde “Hola Y Adiós”
ocurren en el mismo encuentro
de un no encuentro.
Ahora los trotes son carreras,
las carreras son prisas
los pasos son dudas
en los días de pesar,
donde las horas pasan
sin ser contadas
y los años son losas
cargados de ausencias.
Ahora el tiempo
se mide en segundos.
Antes el tiempo
se media
con la intensidad
de la mirada.
Del Poemario Semillas en la Barriga.
Pippo Bunorrotri 04/10/26
DÍA, NOCHE Y SUEÑO
Pippo Bunorrotri
El día apaga sus luces
cuando las luciérnagas
encienden las suyas,
cuando el atardecer se cierra
y la sabana negra de la oscuridad
extiende sus arrugas,
la luna se desnuda
el sol en su escote se acurruca,
las estrellas se mudan
mientras la poesía
susurra el nombre
de la noche,
en la noche de penumbras
donde el día esconde
verdades y mentiras
tras las cortinas
del sueño.
La noche es el catre del sueño
donde la ausencias
caminan seguras
evocando esos recuerdos
que te elevan sobre el presente
hasta un futuro de ensueño
abrazándose a la almohada,
la nostalgia y la melancolía
ya no son lo que son
en la noche y en el día,
son la realidad del sueño
de ese sueño que transforma
tu realidad,
porque soñar;
es ese instante único
que uno puede tener
como suyo,
sin ordenes ni dictados,
que se evapora siempre
cuando el día aflora.
Del Poemario Semillas en la Barriga.
Pippo Bunorrotri
