Dal triangolo di Ogden e Richards ai cinque test diagnostici: una teoria per distinguere il mutamento autentico del linguaggio dalla manipolazione strategica. A partire dal caso «operazione militare speciale» → «guerra su vasta scala».


Sono Antonio Rossello, l’autore del concetto di «sfondamento semantico». Lo ho introdotto in due articoli giornalistici pubblicati il 5 ottobre 2026 su Eco di Savona e Il Corriere Nazionale, e lo ho poi sviluppato in forma più sistematica nel saggio Lo sfondamento semantico. Una teoria triadica con pragmatica: rifondazione, manipolazione e criteri diagnostici, pubblicato su Eco di Savona il 7 ottobre 2026. Questa divulgazione riprende quel saggio e lo rende accessibile a chi non ha familiarità con la semiotica, la pragmatica o la filosofia del linguaggio. Lo scopo è chiaro: offrire a chiunque strumenti semplici per riconoscere quando una parola smette di descrivere la realtà e comincia a sostituirla.

Che cos’è lo sfondamento semantico

Lo sfondamento semantico è lo scollamento tra un’espressione e il suo referente originario. In parole povere: una parola continua a circolare, tutti la usano, ma non indica più ciò che indicava prima. Non è ambiguità, non è polisemia fisiologica, non è il normale evolversi del lessico. È qualcosa di più radicale: il segno si stacca dalla cosa.

Questo scollamento può avvenire in due modi opposti.

Il primo è il mutamento semantico autentico: il cambiamento è diffuso, graduale, motivato da trasformazioni reali e condivise. Pensiamo a «web» o «cellulare»: nessuno ha deciso dall’alto che quelle parole dovessero significare ciò che significano oggi. Si sono adattate insieme alla realtà che descrivevano.

Il secondo è la manipolazione semantica: il cambiamento è imposto dall’alto, è strategico, non corrisponde a un mutamento condiviso della realtà. Qui sta il cuore del problema. Nella sua forma manipolativa, lo sfondamento semantico è una tecnologia del potere: quando il segno si stacca dal referente, la parola smette di descrivere e comincia a governare.

Il triangolo e il soggetto

Per capire come funziona, bisogna partire da un modello classico: il triangolo di Ogden e Richards (1923). Immaginiamo tre vertici: il simbolo (S), cioè la parola; il concetto (C), cioè l’idea che abbiamo in testa; il referente (R), cioè la cosa del mondo a cui ci riferiamo. La parola non si collega direttamente alla cosa: passa sempre attraverso il concetto. Diciamo «albero» (S), pensiamo a un albero (C), e solo tramite quel pensiero indichiamo l’albero reale (R).

A questo triangolo ho aggiunto un quarto elemento: il soggetto (Σ), cioè chi usa e governa il segno. In termini tecnici, la sintattica riguarda i rapporti tra segni, la semantica i rapporti tra segno e oggetto, la pragmatica i rapporti tra segno e interprete. Lo sfondamento semantico è quindi un atto pragmatico con effetto semantico: qualcuno fa qualcosa con le parole, e quel qualcosa cambia il significato.

Si definisce adeguazione (A) la condizione per cui il concetto è stabilito da convenzione pubblica ed è controllabile sul referente. Quando l’adeguazione viene meno, siamo in presenza di uno sfondamento.

Le quattro specie

Lo sfondamento semantico si articola in quattro stati, che si distinguono per il comportamento del referente, del soggetto e del triangolo.

StatoReferenteSoggettoMovimentoEffetto sull’adeguazione
Normalestabileusa la convenzioneS→C→Rconservata
Derivacambia lentamentenessuna regiaC si sposta per uso diffusosi riadegua da sé
RifondazioneR→R′trasparente, motiva il cambioR′→C′→S′ripristinata su R′
ManipolazioneinvariatointeressatoS invariato, C→C″ oppure S→S′ e C″ impostospezzata, ne resta l’apparenza

La deriva è il mutamento spontaneo: nessuno la guida, il concetto si sposta perché l’uso collettivo lo sposta. La rifondazione è dichiarata e motivata: qualcuno propone un nuovo referente e un nuovo concetto, e lo fa in modo trasparente. La manipolazione è diversa: il referente resta invariato, ma il concetto viene alterato o imposto, e l’adeguazione si spezza. Ne resta solo l’apparenza.

I quattro meccanismi della manipolazione

Quando la manipolazione è in atto, può colpire elementi diversi del triangolo. Ho individuato quattro meccanismi principali.

M1 · Cortocircuito S = R (performativo). Colpisce la base del triangolo, il rapporto diretto tra segno e referente. La denominazione si sostituisce al fatto: «è così perché lo chiamiamo così». È il meccanismo tipico degli atti performativi, quelli in cui dire qualcosa è fare qualcosa.

M2 · Dilatazione o restrizione di C. Colpisce il vertice del concetto. La categoria perde i confini o si riduce fino a svuotarsi. Pensiamo a categorie politiche svuotate o a espressioni come «operazione militare speciale», che restringe un’invasione a un’operazione di polizia.

M3 · R sostituito da R′ fittizio. Colpisce il vertice del referente. Una ridenominazione occulta la realtà: il cambio viene presentato come reazione a un referente altrui, che in realtà è fittizio o imposto.

M4 · Sottrazione di S. Colpisce il vertice del segno. Il termine viene vietato, e il concetto non si forma. È la neolingua, il tabù lessicale: se non puoi nominare una cosa, non puoi pensarla.

I cinque test diagnostici

Come distinguere una manipolazione da un mutamento autentico? Ho messo a punto un protocollo in cinque test, con pesi diversi.

I test costitutivi sono due e decidono. Il test del referente chiede: il referente è cambiato in modo constatabile da fonti indipendenti dal soggetto? Il test di verificabilità chiede: il nuovo uso è controllabile e contestabile sui fatti?

Il test procedurale è uno: reversibilità e trasparenza. Il cambio è dichiarato e motivato, oppure presentato come ovvio?

I test indiziari sono due e non dirimenti: il cui prodest (a chi giova?) e la continuità con gli usi storici e i casi analoghi. Anche una rifondazione autentica può avvantaggiare qualcuno, quindi il vantaggio da solo non prova la manipolazione.

Un caso illustrativo

Il caso esemplare è la sequenza «operazione militare speciale» → «guerra su vasta scala». Primo passaggio, 2022: l’espressione non descriveva nulla di reale, mascherava un’invasione su larga scala con un termine da manuale di polizia. Restrizione di C e occultamento di R (M2, M3). Secondo passaggio, 2026: si parla di «guerra su vasta scala» e si minaccia di paralizzare l’infrastruttura civile ucraina. Non è l’adeguamento del linguaggio a un referente cambiato, ma una riscrittura del rapporto tra segno e mondo. Il cambio è attribuito all’esterno, all’Occidente: mossa tipica della manipolazione, perché non ammette la trasformazione e la presenta come reazione a quella altrui. La dichiarazione di Peskov è una pseudo-rifondazione.

Il cambio di etichetta ha effetti performativi (M1): sblocca strumenti giuridici già predisposti, come mobilitazione, censura militare ed economia di guerra, e normalizza queste conseguenze davanti al pubblico.

Perché è importante

Se il linguaggio non è più vincolato al referente, nulla è più vincolato alla propria funzione. Ospedali, scuole e centrali possono diventare «obiettivi militari». Lo sfondamento manipolativo non colma il vuoto tra segno e realtà: lo istituzionalizza, e diventa condizione di possibilità della violenza illimitata. Quando le parole non indicano più le cose, le cose possono essere distrutte senza che nessuno debba risponderne.

Limiti e punti aperti

Il confine tra deriva e manipolazione richiede soglie più precise: rapidità, intenzionalità, centralizzazione della fonte. I casi misti sono frequenti: nel caso illustrativo il referente è almeno in parte mutato, e «guerra» è lessicalmente più adeguato di «operazione speciale». L’ipotesi manipolativa regge sulla spiegazione causale che accompagna il cambio e sulla sua funzione, non sul solo test del referente. Il protocollo andrebbe affinato distinguendo l’adeguatezza del termine dalla narrazione che lo giustifica. E serve validazione empirica: la teoria attende una prova su un corpus di casi codificati da più valutatori.

Origine del termine e dell’articolo

Il concetto di «sfondamento semantico» è stato formulato da me, Antonio Rossello, in due articoli giornalistici pubblicati il 5 ottobre 2026: «La guerra delle parole: dall'”operazione militare speciale” alla minaccia totale» su Eco di Savona e «Dalla “operazione speciale” alla guerra totale» su Il Corriere Nazionale. Il saggio di riferimento, Lo sfondamento semantico. Una teoria triadica con pragmatica: rifondazione, manipolazione e criteri diagnostici, è stato pubblicato su Eco di Savona il 7 ottobre 2026. Questa divulgazione ne riprende i punti essenziali in forma accessibile, senza pretesa di sostituirsi al saggio originale. Poiché si tratta di autocitazione, gli articoli non sono conferma indipendente: serve letteratura terza.


Antonio Rossello è l’autore del concetto di sfondamento semantico e del saggio qui divulgato.