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Alberto Schiavi “Noi credevamo. Amore e Utopia – Les chansonniers”
Chi di noi non prova emozione ascoltando i celebri successi della canzone d’autore francese? È probabilmente uno dei generi più romantici e amati dagli appassionati di musica, con quell’inconfondibile tocco di stile vintage. A me vengono immediatamente in mente i pittoreschi vicoli e i deliziosi caffè dell’artistico quartiere di Montmartre, i boulevard lungo la Senna, gli artisti di strada, i pittori, il profumo delle “baguettes” appena sfornate, il tubare dei piccioni e l’atmosfera della bohème artistica. È proprio a un viaggio attraverso il mondo della grande tradizione della canzone d’autore francese che ci invita Alberto Schiavi con la sua più recente produzione discografica, intitolata “Noi credevamo Amore e Utopia – Les chansonniers”. È un artista poliedrico, come potrete scoprire leggendo la biografia riportata più sotto. La sua voce calda, morbida ed espressiva conferisce ai brani presentati un carattere del tutto particolare e personale. Nella sua interpretazione non ci sono artificiosi virtuosismi, melismi esasperati né libertà superflue rispetto alla linea melodica. C’è invece un omaggio sincero e diretto ai brani più intensi e poetici degli autori e degli interpreti che hanno scritto pagine importanti della storia della chanson française: Georges Brassens, Jacques Brel, Georges Moustaki, Gilbert Bécaud, Léo Ferré ed Édith Piaf, oltre a John Lennon ed Edoardo Bennato.
La parte dedicata all’Amore si apre con “Dans l’eau de la claire fontaine (Nell’acqua della chiara fontana)” e prosegue con “Mon enfance (La mia infanzia)”, “Quand on n’a que l’amour (Quando si ha solo l’amore)”, “Le métèque (Lo straniero)”, “Nathalie”, “Je me suis fait tout petit (Sono diventato piccolissimo)”, “Les passantes (Le passanti)”, “La chanson des vieux amants (La canzone dei vecchi amanti)”, “Ne me quitte pas (Non lasciarmi)”, “Avec le temps (Con il tempo)”, “Les feuilles mortes (Le foglie morte)”, “Quello che mi resta dei tuoi giorni” e “Non, rien de rien (No, niente di niente)”.
La seconda parte, dedicata all’Utopia, comprende “Imagine (Immagina)”, “L’isola che non c’è (L’isola che non esiste)”, “La quête (La ricerca)” e “Chanson pour l’auvergnat (Canzone per l’alverniate)”.
In una parola, questo disco è un viaggio attraverso l’amore in tutte le sue forme e sfumature: l’innamoramento, la nostalgia, la separazione, il ricordo, la passione e la delusione. È però anche un viaggio verso l’utopia, intesa come desiderio di un mondo diverso, migliore, talvolta idealizzato, eppure possibile. Le canzoni di Brassens, Brel, Moustaki, Bécaud, Ferré e Piaf diventano, nella voce di Alberto Schiavi, un ponte che unisce il passato al presente, la Francia all’Italia, la poesia alla musica. Sono espressione del linguaggio universale dell’arte, che non conosce né confini geografici né temporali. La bellezza della musica, della lingua e dell’armonia si intreccia perfettamente con la ricca personalità di Alberto Schiavi, il cui talento e la cui sensibilità riescono a restituire pienamente il fascino di queste celebri composizioni, avvicinandole anche alle nuove generazioni. Le parole qui non vengono semplicemente cantate, ma diventano poesia, racconto e vita, in cui riaffiorano il fascino del passato e l’atmosfera irripetibile delle strade parigine.
Izabella Teresa Kostka, agosto 2026
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Alberto Schiavi “Wierzyliśmy w Miłość i Utopię – Les chansonniers”
Kto z nas nie czuje wzruszenia, wsłuchując się w słynne przeboje francuskiej piosenki autorskiej? To chyba jeden z najbardziej romantycznych i popularnych wśród miłośników muzyki gatunków, z odrobiną niepowtarzalnego stylu vintage. Mnie samej natychmiast przychodzą na myśl malownicze zaułki i urokliwe kawiarenki artystycznego Montmartre’u, bulwary nad Sekwaną, uliczni artyści i malarze, zapach świeżych bagietek, gruchanie gołębi oraz atmosfera artystycznej bohemy. Właśnie do takiej podróży poprzez świat wielkiej tradycji francuskiej piosenki autorskiej zaprasza nas Alberto Schiavi w swojej najnowszej produkcji dyskograficznej zatytułowanej “Wierzyliśmy w Miłość i Utopię – Les chansonniers”. To artysta wszechstronny, o czym możecie przekonać się, czytając zamieszczoną poniżej biografię. Jego ciepły, miękki i ekspresyjny głos nadaje prezentowanym utworom wyjątkowy charakter. W jego wykonaniu nie ma sztucznych udziwnień, przesadnych melizmatów ani swobodnego traktowania linii melodycznej. Jest natomiast szczere i bezpośrednie oddanie hołdu najbardziej intensywnym i poetyckim utworom autorów i wykonawców, którzy zapisali się w historii chanson française: Georges’a Brassensa, Jacques’a Brela, Georges’a Moustakiego, Gilberta Bécauda, Léo Ferrégo i Édith Piaf, a także Johna Lennona i Edoarda Bennato.
Część poświęcona Miłości rozpoczyna się od “Dans l’eau de la claire fontaine (W wodzie z czystej fontanny)” i prowadzi przez kolejne utwory: “Mon enfance (Moje dzieciństwo)”, “Quand on n’a que l’amour (Kiedy ma się tylko miłość)”, “Le métèque (Cudzoziemiec)”, “Nathalie”, “Je me suis fait tout petit (Stałem się maleńki)”, “Les passantes (Przechodzące kobiety)”, “La chanson des vieux amants (Pieśń starych kochanków)”, “Ne me quitte pas (Nie opuszczaj mnie)”, “Avec le temps (Z biegiem czasu)”, “Les feuilles mortes (Martwe liście)”, “Quello che mi resta dei tuoi giorni (To, co pozostaje mi z twoich dni)” oraz “Non, rien de rien (Nie, zupełnie nic, nie żałuję niczego)”.
Druga część, poświęcona Utopii, obejmuje “Imagine (Wyobraź sobie)”, “L’isola che non c’è (Wyspa, której nie ma)”, “La quête (Poszukiwanie)” oraz “Chanson pour l’auvergnat (Pieśń dla Owerniaka)”. Płyta ta jest, jednym słowem, podróżą przez miłość we wszystkich jej odsłonach i odcieniach: zakochanie, nostalgię, rozstanie, wspomnienie, namiętność i rozczarowanie. Jest to jednak również podróż ku utopii, rozumianej jako pragnienie innego, lepszego, czasami wyidealizowanego, a jednak możliwego świata.
Piosenki Brassensa, Brela, Moustakiego, Bécauda, Ferrégo i Piaf stają się w głosie Alberta Schiaviego mostem łączącym przeszłość z teraźniejszością, Francję z Włochami, poezję z muzyką. Są odzwierciedleniem uniwersalnego języka sztuki, która nie zna ani granic geograficznych, ani czasowych. Piękno muzyki, języka i harmonii doskonale splata się z bogatą osobowością Alberta Schiaviego, którego talent i wrażliwość pozwalają w pełni oddać czar tych znanych kompozycji, przybliżając je również nowym pokoleniom. Słowa nie są tu jedynie śpiewane , a stają się poezją, opowieścią i życiem, w którym przewija się urok przeszłości oraz niepowtarzalny klimat paryskich uliczek.
Izabella Teresa Kostka, sierpień 2026
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BIOGRAFIA / BIOGRAM
Alberto Schiavi nasce in provincia di Modena nel maggio del 1960, trascorre però l’infanzia e l’adolescenza tra Francia e Piemonte, si susseguono così cambi di scuola e idioma senza interruzione fino all’epoca del liceo.
I cambi frequenti che, per qualsiasi altra persona potevano essere destabilizzanti, per lui diventano invece motivo per ampliare le proprie conoscenze e allenare la sua mente agile ad assorbire tutto lo “studiabile” a prescindere dalla lingua. Caratteristica che lo seguirà tutta la vita, dove studio e lavoro si accompagneranno sempre. Testimone di ciò sarà la immensa quantità di libri in italiano e francese che “vivono” nelle varie librerie della sua casa e da cui prenderà sempre spunto per riproporre in scritti o opere figurative ciò che è sconosciuto a molti, ampliando così il suo messaggio al mondo
Nel 1978 si diploma all’Istituto d’Arte di Castellamonte, dove ha il privilegio di conoscere insegnanti preparati, entusiasti e per di più artisti valenti. Si dedica così alla scultura in terracotta, lievemente patinata, in basso rilievo o a tutto tondo, in cui predomina il gusto per uno stile classicheggiante, infatti molte sue opere sono manifestamente ispirate a quelle dei più noti artisti del Rinascimento.
A chi gli chiede lumi circa il suo amore per l’argilla risponde: “La sensibilità per tale materia è nata con la frequentazione della scuola d’arte. Ma ancor prima, credo, nell’infanzia, ne avevo posto la premessa: osservando ammirato i muratori preparare la malta formando dei crateri di cemento, acqua e sabbia con la pala, prendere omogeneità e poi forma nell’intonaco che una cazzuola modellava e lisciava alla perfezione”.
L’argilla che l’artista predilige è quella fine, dal momento che i suoi soggetti richiedono finiture molto precise, ma c’è comunque l’affezione per l’argilla rossa di Castellamonte che per certi manufatti dà calore e coerenza con le terrecotte antiche.
Successivamente si specializza nei ritratti, tra di essi figurano volti di personaggi famosi del mondo dell’arte, dello spettacolo, della spiritualità e della cultura.
Nelle opere meno impegnative e più manifestamente decorative si unisce talvolta un intento polemico o umoristico, ben evidente nei suoi personaggi I-Conici, dove si fanno compagnia suore, cerusici, musicisti, santi e “uomini d’onore”.
Dopo anni di studi e approfondimenti su Leonardo, l’artista riproduce i disegni del maestro su oggetti decisamente di uso comune, come borse, cappelli, oggetti d’arredamento in argilla, cercando di avvicinare lo spettatore alla mente del maestro e rendere più fruibile un tesoro prezioso e quasi sconosciuto.
Per il cinquecentenario della morte di Leonardo, nasce anche un libro dedicato alla Gioconda: Della gioconda fecondità. I quattro volti di Monna Lisa (Edizioni Mille). Questo è il suo studio approfondito del famoso dipinto e farà emergere “particolari segreti” che fanno della Gioconda un codice in cui storia, filosofia, religione e politica si miscelano dandoci un quadro completo di un’epoca a dir poco complicata, ben lungi dal fermarsi solo al sorriso enigmatico di Monna Lisa.
L’utilizzo del gres vede la nascita di piatti dai colori ben definiti e con decorazioni di impronte di scarpe maschili e femminili che si accompagnano in percorsi quasi onirici, forse a indicare che la vita è un cammino costante di ricerca ed evoluzione.
Affascinato dai cavalli produce bassorilievi in cui vengono riprodotti veri e propri ritratti di questi animali, dove la bellezza e lo spirito selvaggio si fondono in linee e sguardi a dir poco stupefacenti.
Caratteristiche che rendono unica la sua persona sono la semplicità e la gentilezza che, per certo, non respingono quando viene avvicinato da chi approda alle sue esposizioni, e così per la sua forse innata capacità pedagogica trova sempre tempo e pazienza per spiegare e far capire il mistero dell’arte racchiuso nelle sue opere.
Però per Alberto Schiavi l’arte non si ferma a mani che modellano, che scrivono e dipingono, prosegue e l’eredità della vita in Francia farà nascere la voglia di cantare quell’epoca. La voce intonata, morbida e calda si adatta quindi perfettamente alle canzoni degli chansonniers della sua adolescenza. Così, i loro successi più famosi riprendono vita nel cd “Noi credevamo Amore e Utopia” ( Novaera ) facendo sognare chi ascolta e sentire che l’arte a tutto tondo è un mondo in cui l’anima e il cuore possono trovare pace.
Alessandra Beratto
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Alberto Schiavi
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ALBERTO SCHIAVI
Alberto Schiavi urodził się w maju 1960 roku w prowincji Modena, jednak dzieciństwo i młodość spędził między Francją a Piemontem. Nieustannie zmieniał szkoły i języki, aż do czasów licealnych. Częste zmiany, które dla kogoś innego mogłyby być destabilizujące, dla niego stały się natomiast okazją do poszerzania wiedzy i ćwiczenia umysłu, który z łatwością przyswajał wszystko, czego można było się nauczyć, niezależnie od języka. Cecha ta towarzyszyła mu przez całe życie, w którym nauka i praca zawsze szły ze sobą w parze. Świadectwem tego jest ogromna liczba książek w języku włoskim i francuskim, które “żyją” na półkach licznych biblioteczek w jego domu. To właśnie z nich artysta nieustannie czerpie inspirację, aby w swoich tekstach i dziełach plastycznych przybliżać treści nieznane wielu osobom, poszerzając tym samym swoje przesłanie skierowane do świata.
W 1978 roku ukończył Instytut Sztuki w Castellamonte, gdzie miał przywilej poznać doskonale przygotowanych, pełnych entuzjazmu nauczycieli, będących ponadto utalentowanymi artystami. Wówczas poświęcił się rzeźbie w terakocie lekko patynowanej, wykonywanej w płaskorzeźbie lub pełnej formie, w której dominuje upodobanie do stylu klasycyzującego. Wiele jego dzieł jest bowiem wyraźnie inspirowanych twórczością najbardziej znanych artystów renesansu.
Na pytanie o źródła swojej miłości do gliny odpowiada:
“Wrażliwość na ten materiał narodziła się wraz z uczęszczaniem do szkoły artystycznej. Ale chyba jeszcze wcześniej, w dzieciństwie, pojawiły się jej podstawy: z zachwytem obserwowałem murarzy przygotowujących zaprawę, którzy za pomocą łopaty tworzyli kratery z cementu, wody i piasku, doprowadzając je do jednolitej konsystencji, a następnie nadawali jej kształt w tynku, który kielnia modelowała i wygładzała do perfekcji”.
Artysta preferuje glinę drobnoziarnistą, ponieważ jego prace wymagają bardzo precyzyjnego wykończenia. Nadal jednak darzy szczególnym sentymentem czerwoną glinę z Castellamonte, która w przypadku niektórych wyrobów nadaje im ciepło i harmonizuje z charakterem dawnych terakot.
Z czasem specjalizuje się w portretach. Wśród jego prac znajdują się wizerunki znanych postaci ze świata sztuki, teatru i filmu, duchowości oraz kultury.
W dziełach mniej wymagających i bardziej wyraźnie dekoracyjnych pojawia się niekiedy także nuta polemiczna lub humorystyczna, szczególnie widoczna w jego postaciach I-Conici, wśród których spotykają się zakonnice, cyrulicy, muzycy, święci oraz “ludzie honoru”.
Po latach studiów i pogłębiania wiedzy na temat Leonarda artysta zaczął reprodukować rysunki mistrza na przedmiotach zdecydowanie codziennego użytku, takich jak torby, kapelusze czy elementy wyposażenia wnętrz wykonane z gliny. W ten sposób stara się przybliżyć odbiorcę do umysłu mistrza i uczynić bardziej dostępnym cenny, a zarazem niemal nieznany skarb.
Z okazji pięćsetnej rocznicy śmierci Leonarda powstała również książka poświęcona Giocondzie: “Della gioconda fecondità. I quattro volti di Monna Lisa” (Edizioni Mille). Jest to pogłębione studium słynnego obrazu, w którym artysta wydobywa “ukryte szczegóły”, czyniące z Mona Lisy swoisty kod, w którym historia, filozofia, religia i polityka splatają się ze sobą, ukazując pełny obraz epoki niezwykle skomplikowanej i dalekiej od ograniczenia się jedynie do enigmatycznego uśmiechu Monny Lisy.
Wykorzystanie kamionki (gresu) zaowocowało powstaniem talerzy o wyrazistych barwach, ozdobionych odciskami męskich i kobiecych butów, które układają się w niemal oniryczne ścieżki. Być może mają one symbolizować fakt, że życie jest nieustanną drogą poszukiwania i ewolucji.
Zafascynowany końmi tworzy płaskorzeźby, w których odtwarza prawdziwe portrety tych zwierząt. Ich piękno i dziki duch łączą się w liniach i spojrzeniach, które są doprawdy zachwycające.
Cechami, które czynią jego osobę wyjątkową, są prostota i życzliwość. Z pewnością nie odpycha on osób, które odwiedzają jego wystawy. Dzięki swojej być może wrodzonej zdolności pedagogicznej zawsze znajduje czas i cierpliwość, aby wyjaśniać i pomagać zrozumieć tajemnicę sztuki zamkniętą w jego dziełach.
Jednak dla Alberta Schiaviego sztuka nie kończy się na rękach, które modelują, piszą i malują. Idzie dalej. Dziedzictwo lat spędzonych we Francji zrodziło w nim potrzebę wyśpiewania tamtej epoki. Jego melodyjny, miękki i ciepły głos doskonale pasuje do piosenek chansonniers z okresu jego młodości.
W ten sposób ich największe przeboje ożywają na płycie “Noi credevamo Amore e Utopia” (Novaera), pozwalając słuchaczom marzyć i poczuć, że sztuka pojmowana całościowo jest światem, w którym dusza i serce mogą odnaleźć spokój.
Alessandra Beratto
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