Concita De Gregorio (La dimensione culturale e della “cura”): Esplora la vulnerabilità, il linguaggio e la relazione umana. Attraverso opere come La cura, sposta il baricentro dalla pura conquista di potere all’ascolto e alla decostruzione della logica del possesso.
Emma Bonino (L’emancipazione e i diritti formali): Rappresenta la lotta istituzionale e la disobbedienza civile. Il suo lavoro ha scardinato le norme che imbrigliavano la vita delle donne, conquistando la parità giuridica, l’autodeterminazione e la presenza attiva nella sfera pubblica.
L’incontro tra queste due prospettive mostra come le tutele legali (eredità delle battaglie radicali di Bonino) siano la base necessaria, ma debbano essere integrate da una rivoluzione culturale e affettiva (la narrazione di De Gregorio) per contrastare alla radice la violenza maschile e i femminicidi.
L’eredità di Emma Bonino, le ferite dei femminicidi e la lezione di Concita De Gregorio: le leggi non bastano più se non impariamo a prenderci cura dell’altro.
Francesca Giordano
Il corto circuito del presente
Sulla carta, il cammino dell’emancipazione femminile sembra aver raggiunto traguardi inimmaginabili fino a qualche decennio fa. Le donne oggi studiano, lavorano, ricoprono ruoli apicali nelle istituzioni, prendono decisioni autonome sulla propria vita e sul proprio futuro. Eppure, la cronaca quotidiana continua a restituire un quadro drammatico: la piaga incontrollata dei femminicidi.
Questo paradosso rivela una verità scomoda: la violenza maschile sulle donne non è un relitto del passato o una forma di follia improvvisa, ma la reazione violenta di un modello culturale patriarcale che fatica ad accettare la fine del possesso e la piena autonomia delle donne.
L’emancipazione giuridica con Emma Bonino
Per capire dove ci troviamo occorre guardare da dove siamo partiti. La stagione delle grandi battaglie civili degli anni ’70 — dal divorzio all’aborto, fino al superamento del delitto d’onore — porta l’impronta indelebile di figure come Emma Bonino. Attraverso la disobbedienza civile e una tenace azione politica, la sua storia rappresenta la rottura di un paradigma secolare: la donna ha smesso di essere un soggetto passivo per diventare cittadina autodeterminata.
Quelle lotte hanno scardinato le norme che imbrigliavano la vita femminile, spalancando le porte delle istituzioni e garantendo la parità formale sulla quale si fonda la nostra democrazia.
Perché la legge da sola non basta
I progressi legislativi, compresi gli interventi recenti come il Codice Rosso, sono presidi indispensabili. Tuttavia, la norma interviene quasi sempre ex post, quando la violenza si è già consumata o la minaccia è manifesta. La legge può sanzionare o cercare di tutelare, ma non riesce da sola a modificare l’immaginario profondo e le dinamiche affettive.
La violenza scatta spesso proprio nel momento in cui la donna esercita la libertà per cui ha lottato: quando dice un “no”, quando decide di interrompere una relazione, quando rifiuta di conformarsi alle aspettative altrui.
La “Cura” secondo Concita De Gregorio
Ed è qui che si inserisce il contributo fondamentale del pensiero di Concita De Gregorio, in particolare con la riflessione portata avanti nel suo libro La cura (Einaudi). De Gregorio sposta il baricentro dal piano della pura rivendicazione di potere e di diritto formale a quello della vulnerabilità, del corpo e della relazione.
La “cura” proposta non è l’accudimento passivo o il dovere domestico a cui le donne sono state rilegate per secoli. Diventa invece un atto politico e culturale rivoluzionario: l’impegno ad ascoltare l’altro, a riconoscerne l’autonomia senza volerlo dominare, sostituendo la logica del possesso con quella del rispetto e della responsabilità reciproca.
Un nuovo patto educativo
Il passaggio cruciale che ci attende è la transizione dall’era della conquista dei diritti (rappresentata dal coraggio di Emma Bonino) all’era della ricostruzione delle relazioni umane.
Per fermare i femminicidi serve un’educazione sentimentale profonda, rivolta in primo luogo agli uomini, che insegni ad accogliere la vulnerabilità e l’abbandono senza trasformarli in distruzione. La libertà conquistata dalle donne si compirà davvero solo quando la società intera saprà imparare, praticare e condividere la grammatica della cura.
A cura di Francesca Giordano
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“Dai diritti alla cura: la libertà non si possiede, si rispetta.”
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