Un libro che rompe il silenzio su una delle pagine più drammatiche e dimenticate dell’emigrazione italiana: la storia dei «bambini invisibili» nell’Europa del secondo Novecento.
Nicolino Sapio costruisce un romanzo fondamentale sulla memoria, sul calore degli affetti familiari e sul diritto inalienabile di ogni bambino ad avere un nome, un volto e una voce alla luce del sole.
Nicolino Sapio
NINO
Il bambino nascosto
Pagine 254, prezzo 18,00
Töpffer
In libreria il 13 ottobre
Nicolino Sapio dà voce e memoria a una piaga storica ed etica che ha segnato il Novecento: la condizione dei figli dei lavoratori stagionali italiani in Svizzera. A causa di severe disposizioni normative e di rigidi calcoli economici legati allo statuto dello Saisonnier, a migliaia di bambini immigrati fu negato il diritto al ricongiungimento familiare, costringendoli a vivere nascosti in casa, senza scuola né amici, nel costante terrore di essere scoperti e rimpatriati dalla polizia di frontiera.
Nell’estate del 1971, nel paesino calabrese di Macchia, il piccolo Nino trascorre le sue giornate tra giochi al fiume con i compagni e i misteri del mondo degli adulti. Quando il padre Franchino ottiene un contratto da stagionale a Zurigo, la madre Giulianella rifiuta di separare la famiglia e decide di seguirlo con il figlio. Per il piccolo Nino ha inizio un viaggio drammatico: prima nascosto sulla cappelliera del treno per eludere i controlli di frontiera a Chiasso, poi chiuso dentro una valigia per attraversare la stazione di Zurigo, fino alla reclusione forzata in una mansarda di sedici metri quadri in Kleine Straße. Costretto al silenzio, a camminare senza far scricchiolare il legno e a non affacciarsi mai alla finestra, Nino incarna lo sguardo puro e ferito dei “bambini nell’armadio”.
«I fatti a cui la storia si ispira hanno triste riscontro nella realtà dei lavoratori stagionali migrati in Svizzera durante il secolo scorso», sottolinea l’autore nella sua nota. «Lo scandalo dei bambini nascosti è una macchia nella storia delle migrazioni moderne, un capoverso doloroso che ha visto troppi figli costretti a vivere in condizioni inumane per la scelleratezza di leggi e freddi calcoli economici che nell’infanzia immigrata vedevano un peso o una minaccia».
NICOLINO SAPIO: è un fotoreporter italiano naturalizzato svizzero. Si è formato presso l’accademia John Kaverdash di Milano, e per oltre dieci anni ha lenito la propria sete di umanità affiancando Ong e associazioni come fotografo negli slum tailandesi, negli orfanotrofi in India, nei villaggi ruandesi. Maturata l’esigenza di un approccio narrativo che raccontasse senza imporre, ha virato la propria carriera verso le sponde del fotogiornalismo, studiando come allievo di Massimo Mastrorillo. Ha pubblicato, tra gli altri, sulla celebre rivista tedesca Stern Crime, è stato selezionato nella shortlist del Nannen Preis 2019 e ha ricevuto una menzione d’onore al Tokyo International Photo Award 2021. Per Töpffer ha pubblicato, insieme a Valerio Evangelista, Km 21, il racconto di una triste e orribile vicenda svoltasi durante la guerra serbo-bosniaca.