Ci sono frasi che leggi e che, in un attimo, aprono una finestra sulla tua stessa anima. Quando ho letto l’articolo in cui Patty Pravo ha riportato la sua famosa citazione, mi sono fermata a riflettere: “Da bambina qualcuno mi chiese quanti anni avessi e io risposi: Sono millenaria! In fondo sono sempre stata così. Non so nemmeno quanti anni ho e, se non c’è qualcuno a ricordarmelo, riesco persino a dimenticare il mio compleanno”,
ho provato una scossa di assoluta condivisione. Ho pensato: questa sono io.
Non si tratta di una semplice simpatia per un’icona della musica, ma di una condivisione profonda del modo di stare al mondo.
Anch’io, da che ho memoria, mi porto dentro questa stessa sensazione. Una percezione che sfugge alle regole dell’anagrafe e che fa sembrare i numeri scritti sui documenti come qualcosa che appartiene a qualcun altro. Vivere con un’anima millenaria significa rifiutare che un numero definisca chi sei, cosa devi fare o come ti devi sentire. Spesso la società ci impone una tabella di marcia stringente: a questa età devi fare questo, a quell’altra devi dimostrare quest’altro. Io ho sempre scelto di sottrarmi a questo meccanismo.
Come Patty Pravo, anch’io sperimento quella strana, bellissima dimenticanza del tempo che passa.
Se non fosse per i messaggi sul telefono o per l’affetto delle persone care che mi circondano, il giorno del mio compleanno passerebbe inosservato.
Non è disinteresse verso la vita, al contrario, è il rifiuto di scandire la mia esistenza attraverso il passare degli anni.
Per me il tempo non è una linea retta che si accorcia, ma uno spazio immenso da esplorare, senza mai perdere la curiosità, lo stupore e avere la certezza che si può ricominciare daccapo in qualsiasi momento senza dover chiedere il permesso al calendario.
Essere “millenarie” vuol dire esattamente questo: avere radici così profonde e rami così alti da non curarsi del vento che passa. È la scelta consapevole di misurare la vita in intensità, incontri, passioni e scoperte, anziché in anni.
Oggi guardo al mio percorso con questa consapevolezza. Non so quanti anni ho davvero, perché la mia età cambia a seconda del giorno, di una canzone, di un’emozione o di un progetto.
Forse la vera libertà è proprio questa: non avere un numero che ti definisce, ma essere e basta. Lascio volentieri i calendari a chi ha bisogno di regole. Io preferisco vivere senza fretta, dimenticando le date per godermi semplicemente ogni momento.
