C’è un momento in cui il silenzio smette di essere elegante e diventa complicità. È il momento in cui la realtà grida così forte che restare in bilico non è più una scelta di equilibrio, ma una forma di fuga.Un recente messaggio circolato sui social, firmato da Oscar Di Montigny, lo dice senza giri di parole: «Non c’è nulla da festeggiare. Artisti, prendere una posizione! Chiara, netta, pubblica. Uscite dalla vostra neutralità che è mediocrità.» E, in contrasto quasi ironico, compare la frase: «C’è bisogno di festa».
Due affermazioni che sembrano contraddirsi, ma che in realtà si completano.
*La festa che non c’è (e quella di cui abbiamo bisogno)*
La “festa” di cui parla Di Montigny non è quella dei fuochi d’artificio e delle photo opportunity. È la festa vera: quella che nasce quando una società riesce a guardarsi in faccia senza maschere, quando le contraddizioni vengono nominate e non semplicemente “gestite” con elegantissime dichiarazioni di non-allineamento.Negli ultimi anni abbiamo assistito a un fenomeno strano. Molti artisti, influencer, intellettuali e personaggi pubblici hanno scelto una posizione intermedia comoda: non troppo di qua, non troppo di là. Una neutralità presentata come saggezza, come “rispetto di tutte le sensibilità”, come “non polarizzare”. In realtà, molto spesso, è solo paura. Paura di perdere follower, di essere cancellati da una parte o dall’altra, di dover spiegare le proprie scelte. Paura, soprattutto, di essere giudicati per ciò che si è, e non per ciò che si finge di essere.La neutralità, quando diventa sistema, non è più prudenza. È mediocrità. È la scelta di chi preferisce restare in piedi sulla linea di mezzeria piuttosto che rischiare di sporcarsi le scarpe camminando da una parte o dall’altra.
*Perché gli artisti non possono più permettersi il lusso del silenzio,*
Gli artisti non sono (o non dovrebbero essere) semplici fornitori di contenuti. Sono, storicamente, coloro che danno forma al sentire collettivo. Sono quelli che trasformano il disagio in linguaggio, la rabbia in poesia, la confusione in domanda. Quando rinunciano a questa funzione e si rifugiano nel “non mi schiero”, il vuoto che lasciano viene riempito da altri: da chi grida più forte, da chi polarizza di più, da chi costruisce narrazioni semplificate e spesso tossiche.Prendere posizione non significa diventare militanti di partito. Significa dire, con chiarezza: «Questo è ciò che vedo. Questo è ciò che non posso accettare. Questa è la direzione in cui credo si debba andare.»È un atto di responsabilità, non di propaganda.
“La differenza tra opinione e testimonianza*
C’è una distinzione importante da fare. Un’opinione si può cambiare. Una testimonianza no. Quando un artista decide di esporsi pubblicamente su un tema, non sta semplicemente “dicendo la sua”: sta mettendo in gioco la propria credibilità, la propria storia, a volte anche la propria carriera. Ed è proprio questo rischio che dà peso alle parole.La mediocrità, al contrario, è il rifiuto di rischiare. È il calcolo freddo di quanti like si perdono e quanti se ne guadagnano. È la trasformazione dell’artista in brand manager di se stesso.
*Allora, c’è bisogno di festa?*
Sì. Ma di una festa diversa. Di una festa che non celebri il consenso a buon mercato, ma il coraggio di dire la verità anche quando è scomoda. Di una festa che non sia il premio per chi ha saputo restare in bilico, ma il riconoscimento per chi ha avuto la forza di scegliere.In un’epoca in cui tutto sembra già detto, già schierato, già polarizzato, la cosa più radicale che un artista possa fare non è gridare più forte degli altri. È parlare con chiarezza, senza nascondersi dietro l’ambiguità, e accettare le conseguenze di ciò che dice.Perché, alla fine, la mediocrità non è solo un difetto estetico. È un fallimento morale. E di fallimenti morali, in questo momento storico, non abbiamo proprio bisogno.Abbiamo bisogno di posizioni. Chiare. Nette. Pubbliche.E, forse, solo allora, potremo davvero iniziare a festeggiare.
Sergio Batildi
“Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo. Non rappresenta necessariamente persone, luoghi o fatti reali.”
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