Nella poesia di Ivano Mugnaini, lo spazio infinito non rappresenta una via di fuga dalle contraddizioni terrestri. Anche oltre l’atmosfera, l’essere umano porta con sé il bisogno di conquistare, esibire e trasformare ogni esperienza in spettacolo. Ma al centro dei versi emerge soprattutto un’assenza privata, capace di rendere deserto persino il pianeta interiore.

Pier Carlo Lava

La poesia

Ivano Mugnaini

In assenza di gravità,

piantano bandiere

su altri corpi celesti,

come qui da noi

proiettili nei corpi

di altri esseri umani.

Eppure, perfino lassù,

anche senza mani riescono

i selfie e spettacolari

capriole allietano il lato

oscuro della Luna.

In assenza di te,

nel mio smarrito pianeta,

non pianto neppure

il seme di un sorriso

o di uno sguardo

verso un orizzonte altro.

La ruga sulla fronte

non somiglia al Mare

della Tranquillità.

Immutabile e trionfante

permane il moto illusorio

di questo abisso scaldato

da un Sole indispensabile

e indifferente

Recensione

“In assenza di gravità” e “In assenza di te” sono le due coordinate sulle quali si costruisce l’intera poesia. La prima conduce nello spazio fisico, fra bandiere, corpi celesti, immagini spettacolari e capriole sulla Luna; la seconda precipita il lettore nello spazio emotivo di chi ha perduto una presenza essenziale. Tra questi due universi, apparentemente lontani, Mugnaini stabilisce una corrispondenza amara e sorprendente.

L’apertura possiede una forte tensione civile. L’immagine delle bandiere piantate su altri corpi celesti viene accostata a quella dei “proiettili nei corpi / di altri esseri umani”. Il verbo piantare unisce simbolicamente la conquista spaziale e la violenza terrestre: da una parte il gesto celebrato come impresa, dall’altra la brutalità della guerra. Il progresso tecnologico non coincide necessariamente con un progresso morale e l’essere umano, anche quando raggiunge mondi lontani, continua a portare con sé la propria volontà di dominio.

Subito dopo compare una vena ironica, ma si tratta di un’ironia fredda e disincantata. Persino nello spazio riescono i selfie e le capriole diventano uno spettacolo capace di “allietare” il lato oscuro della Luna. La grandezza dell’esplorazione cosmica viene così contaminata dalla cultura dell’esibizione, dalla necessità di trasformare qualsiasi avvenimento in un’immagine da mostrare. L’espressione “anche senza mani” rende ancora più evidente l’automatismo di una società nella quale documentare e apparire sembrano contare più del comprendere.

La poesia cambia poi prospettiva attraverso il verso “In assenza di te”. È una svolta netta: dall’immensità del cosmo si passa al “mio smarrito pianeta”. Il pianeta diventa una metafora dell’io, un territorio disorientato nel quale non viene piantata alcuna bandiera, ma neppure “il seme di un sorriso”. Il verbo piantare, utilizzato inizialmente per indicare conquista e violenza, assume qui il significato possibile della nascita e della speranza. Tuttavia, in assenza della persona amata, anche quel gesto minimo diventa impossibile.

Particolarmente intensa è l’immagine dello sguardo che non riesce più a dirigersi “verso un orizzonte altro”. L’assenza non produce soltanto dolore: impedisce di immaginare un futuro differente. Il soggetto poetico rimane confinato nel proprio pianeta, incapace di intravedere una possibilità oltre la perdita. La solitudine è rappresentata come una forza più potente della gravità, perché trattiene l’essere umano dentro il proprio smarrimento.

Uno dei passaggi più riusciti è quello della “ruga sulla fronte”, che “non somiglia al Mare della Tranquillità”. Il riferimento geografico alla superficie lunare si trasforma in una delicata e dolorosa antitesi. La ruga è il segno concreto dell’inquietudine, del tempo e della sofferenza; il Mare della Tranquillità è invece soltanto un nome suggestivo, incapace di offrire una pace reale. La distanza fra la parola e la condizione umana diventa così vertiginosa.

Nel finale, l’universo continua il proprio corso, “immutabile e trionfante”, mentre l’abisso viene scaldato da un Sole definito “indispensabile e indifferente”. È una chiusura di notevole efficacia: il Sole permette la vita, ma non partecipa al dolore di chi vive. Riscalda il mondo senza consolarlo. La natura prosegue il proprio movimento davanti alla sofferenza individuale, estranea tanto alle conquiste dell’uomo quanto alle sue perdite.

Con un linguaggio essenziale e immagini fortemente evocative, Ivano Mugnaini mette in relazione guerra, tecnologia, spettacolarizzazione, amore e solitudine. Il cosmo diventa lo specchio delle contraddizioni umane: possiamo raggiungere la Luna, fotografarci nel vuoto e contemplare orizzonti lontanissimi, ma rimaniamo fragili davanti all’assenza di una sola persona. Ed è proprio questa sproporzione, fra l’immensità dell’universo e l’intimità del dolore, a conferire alla poesia la sua forza più autentica.

GEO: Italia – Cultura – Letteratura – Poesia contemporanea

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Crediti: Immagine creata con intelligenza artificiale – a solo scopo illustrativo.