Immagine illustrativa realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.
La vittoria del Premio Afrodite presso la Casa Circondariale di Lecce con questa lirica ci offre uno spunto di riflessione sul valore dell’arte nei luoghi di contenzione. La riappropriazione della formula liturgica, riempita di “rabbia”, esprime la percezione del limite, del dolore e della ricerca di riscatto.
«Ave Maria piena di rabbia» di Gloria Riggio
Ave Maria piena di rabbia
la veniale è famiglia
si giunta la mia condanna
la fine è ancora
il tempo che di rabbia.
Profilo Pedagogico: In linea con la funzione rieducativa della pena (Art. 27 Cost.), la scrittura è un dispositivo trasformativo. Permette la rielaborazione del vissuto, l’alfabetizzazione emotiva e la ricostruzione dell’identità personale.
Profilo Psicologico: Canalizzare la rabbia nella parola scritta ne trasforma la natura: da impulso distruttivo a risorsa catartica. Il testo poetico diventa uno spazio sicuro per contenere e legittimare la sofferenza psicologica.
Profilo Sociologico: Le “istituzioni totali” tendono a de-individualizzare chi vi appartiene. L’atto creativo rompe lo stigma e riattiva il dialogo tra l’interno e l’esterno delle mura.
Michel Foucault
Il quadro teorico di riferimento è offerto da Michel Foucault e dalla sua opera Sorvegliare e punire (1975).
Analisi della prigione: Foucault definisce il carcere come tecnologia di disciplinamento volta a produrre “corpi docili”.
La poesia come resistenza: Nel contesto contentivo, la creazione poetica agisce come forma di micro-resistenza. Laddove l’istituzione esercita il controllo, la parola riconquista la soggettività e riafferma la presenza dell’individuo oltre la pena.
“Dove il muro confina, la parola sconfina.”
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