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Nel panorama letterario internazionale contemporaneo, Agron Shele rappresenta una figura culturale rara e profonda: poeta, filosofo, attento studioso dei testi classici ed editore di straordinaria generosità. Avendo avuto il piacere di conoscerlo personalmente, ho potuto toccare constatare l’autenticità e la profonda coerenza che guidano ogni suo gesto, umano e intellettuale. Costretto a lasciare l’Albania a causa dell’oppressione del regime totalitario, Shele ha stabilito da anni la sua casa a Bruxelles. Da questo crocevia europeo ha saputo trasformare la ferita dell’esilio in una grande occasione di apertura verso il mondo attraverso la rivista Atunis Galaxy Poetry e le sue antologie annuali, offrendo uno spazio di espressione e dignità a oltre cento autori provenienti da ogni continente.
In Draw Closer, il poeta scrive versi di rara delicatezza, augurandosi di poter vedere:
“…i puri di cuore vagare attraverso la sofferenza del mondo, sforzandosi di renderti migliore.”
È importante sottolineare che questo passaggio non nasce come una frase autocelebrativa o una patente che l’autore attribuisce a se stesso; la misura e l’estrema umiltà che ho potuto apprezzare direttamente in lui escludono qualsiasi forma di autocompiacimento. Si tratta piuttosto di una tensione ideale, di una speranza sincera che egli esprime per l’essere umano. Tuttavia, per chi come me ne conosce da vicino il percorso e l’animo, risulta naturale e doveroso rivedere in quelle parole proprio la vita di Shele: un uomo e un editore che mette quotidianamente la propria opera al servizio degli altri, incarnando con spontanea generosità quell’impegno etico che augura al mondo.
Il trittico composto da Draw Closer, Outstretched arms e The Broken Stone Path (nelle traduzioni in inglese di Ana Toma) offre uno sguardo limpido su questa visione della vita e dell’arte, in cui risuonano la grande tradizione lirica italiana e la lezione di Charles Baudelaire.
1. Vieni più vicina / Draw Closer
Italiano: traduzione a cura di Ada Rizzo
Vieni più vicina, mia dolce sera,
ferma sulla soglia di un’anima libera,
sotto le stelle tremolanti
cucite in un cielo lacerato,
attraverso tutti questi pensieri,
questi sogni nascosti,
questo dolore profondo come il sangue,
per coloro che sono risorti come la Fenice
dalle ceneri cosmiche,
e hanno lasciato questo mondo
con un sorriso sulle labbra.
Non chiederei nulla di più:
solo un po’ di pace,
quanto basta per vedere i puri di cuore
vagare attraverso la sofferenza del mondo,
sforzandosi di renderti migliore.
Vieni questa sera come un sonetto,
e riposa all’interno di una melodia dell’anima.
Ti porterò con me,
forse ti solleverò più in alto,
tra le dolci brezze dell’alloro,
tra i salmi di tutti i miei antenati,
che mi seguono come un sospiro.
Amo questa notte,
dove la luce balugina oltre il velo grigio della nebbia.
Forse sono un dolore
che le muse hanno scelto di maledire,
o forse sono una spirale
di quella prima creazione,
un’anima giunta come un ribelle;
fino a una distanza dove non potrei mai
sfiorare il mondo con il mio stesso respiro,
e dove non mi sono mai ritrovato
nei colori dei loro spiriti.
Vieni più vicina, mia dolce sera.
Sprofondiamo insieme nella luce che svanisce,
dove una singola scintilla possa risvegliare la speranza
e bruciare per sempre,
attraverso l’eternità.
English: traduzione a cura di Ana Toma
Draw Closer
Come closer, my gentle evening,
standing at the threshold of a free soul,
beneath the flickering stars
sewn into a torn sky,
through all these thoughts,
these hidden dreams,
this blood-deep ache,
for those who rose like the Phoenix
from the cosmic ashes,
and departed this world
with a smile on their lips.
I would ask for nothing more:
only a little peace,
enough to see the pure-hearted ones
wandering through the world’s suffering,
striving to make you better.
Come this evening like a sonnet,
and rest within a melody of the soul.
I will carry you,
perhaps I will lift you higher,
within the laurel’s gentle breezes,
amid the psalms of all my ancestors,
who follow me like a sigh.
I love this night,
where light glimmers beyond the gray veil of mist.
Perhaps I am a grief,
that the muses have chosen to curse,
or perhaps I am a spiral
of that first creation,
a soul that arrived as a rebel;
to a distance where I could
never touch the world
with my own breath,
and where I never found myself
in the colors of their spirits.
Come closer, my gentle evening.
Let us sink together into the fading light,
where a single spark may awaken hope
and burn forever,
through eternity.
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La Sera e il Poeta Ribelle: Commento a Draw Closer
In Draw Closer, l’invocazione alla “dolce sera” crea un’atmosfera crepuscolare vicina allo spleen baudelairiano, quel momento di raccoglimento in cui le ombre del mondo lasciano spazio alla riflessione interiore.
Shele si interroga sulla propria natura di poeta con grande intimità:
“Forse sono un dolore che le muse hanno scelto di maledire, / o forse sono una spirale di quella prima creazione, / un’anima giunta come una ribelle…”
C’è in questi versi la consapevolezza di sentirsi in parte estraneo alle superficialità del quotidiano, ma questa distanza non si traduce mai in distacco amaro. Al contrario, la forma composta (l’invito a venire “come un sonetto”) e la ricerca di armonia dimostrano come anche nel dolore rimanga sempre accesa “una singola favilla che possa risvegliare la speranza e bruciare per sempre”.
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2. Braccia tese / Outstretched arms
Italiano: traduzione a cura di Ada Rizzo
Tutto è accaduto in un museo a Bologna,
dove la chiesa solleva la sua croce più alta
verso il cielo,
archi che tracciano percorsi infiniti,
mentre i passi s’affrettano dietro immagini
di epoche passate.
La grandezza si rivela
nella sua stessa perfezione:
carne e ossa scolpite
nell’intreccio del traforo di una cattedrale,
come la bellezza che dimora tra gli angeli
e l’astuzia tra i diavoli.
Gli occhi sono fissi su una singola croce,
dove la grande cupola è avvolta
dalla luce,
i cui raggi attraversano il prisma
fino a raggiungere il cuore stesso del dolore.
Poi l’anima prende il volo;
l’innocenza della sua ascesa
sollevata attraverso tutti i cieli,
su braccia aperte.
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English: traduzione a cura di Ana Toma
Outstretched arms
All of it happened in a museum in Bologna,
Where the church lifts its highest cross
toward the sky,
arches tracing endless paths,
while footsteps hurry after images
of ages past.
Grandeur reveals itself
in its own perfection:
flesh and bone engraved
into the tracery of a cathedral,
like beauty dwelling between angels
and cunning among devils.
Eyes are fixed upon a single cross,
where the great dome is ablaze
with light,
its rays piercing the prism
until they reach the very heart of pain.
Then the soul takes flight;
The innocence of its ascent
lifted across all the heavens,
on open arms.
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La Luce nel Cuore del Dolore: Commento a Outstretched arms
Ambientata a Bologna, Outstretched arms rivela lo sguardo contemplativo di Shele di fronte all’architettura e alla storia. Il poeta osserva la cattedrale e la sua cupola, cogliendovi il contrasto senza tempo tra la carne e lo spirito, tra la bellezza degli angeli e l’astuzia dei diavoli.
In questa dinamica si riconosce la lezione di Baudelaire: la ricerca dell’assoluto non passa attraverso la fuga dalla realtà, ma attraversa la sofferenza per purificarla. La luce che penetra nella cupola e raggiunge “il cuore stesso del dolore” racconta proprio questo percorso dell’anima che, a braccia aperte, ritrova la propria innocenza e spicca il volo.
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3. Il sentiero di pietre spezzate / The Broken Stone Path
Italiano: traduzione a cura di Ada Rizzo
Un momento portato da una sera dorata
riporta i ricordi dell’infanzia,
quando inseguivo le lucciole nel crepuscolo estivo
e vagavo, intossicato,
lungo strade senza fine.
Tanta trepidante fretta sui ciottoli spezzati,
oggi abbandonati alla desolazione.
Rovi e roveti hanno conquistato gli angoli,
lì, proprio lì… nella quiete.
Un libro fra le mie mani, le sue lettere scritte
da mani proibite, un’eresia.
Nascosto contro il mio cuore come la meraviglia più grande,
il segreto del mondo: Tu ed io.
La sera gialla è discesa dai monti,
sotto la vecchia quercia sopra la chiesa.
Con le braccia tese verso il cielo grigio,
tra le rovine dove ti sei rialzata.
Un momento portato dalla sera che sfuma,
quando nulla si muove,
solo boschetti silenziosi che sussurrano col vento,
e così tanta pena nel cuore.
Nota dell’autore Agron Shele: Durante la dittatura comunista in Albania, la lettura di libri proibiti era ritenuta un atto di trasgressione ideologica, una vera e propria forma di “eresia”.*
English: traduzione a cura di Ana Toma
The Broken Stone Path
A moment carried in on a golden evening
returns the memories of childhood,
when I chased fireflies through the summer dusk,
and wandered, intoxicated,
along streets without end.
Such eager haste upon the broken cobblestones,
today, abandoned to desolation.
Brambles and thornbushes have claimed the corners,
there, right there… in stillness.
A book in my hands, its letters written
by forbidden hands, a heresy.
Hidden against my heart like the greatest wonder,
the world’s secret: You and I.
The yellow evening descended from the mountains,
beneath the old oak above the church.
With arms outstretched toward the gray sky,
amid the ruins where you rose again.
A moment carried in by the fading evening,
when nothing stirs,
only silent groves whispering with the wind,
and so much heartache.
Note: During Albania’s communist dictatorship, reading banned books was treated as an act of ideological transgression, closer to a form of “heresy.”*
La Memoria come Eresia: Commento a The Broken Stone Path
La ferita della storia personale riemerge con forza in The Broken Stone Path. I ricordi dell’infanzia, tra le lucciole e le vecchie strade di pietra, non sono un semplice rifugio nostalgico, ma il racconto di una libertà custodita nell’anima.
L’immagine del “libro tra le mie mani, le sue lettere scritte da mani proibite, un’eresia” evoca il clima di oppressione vissuto sotto il regime comunista albanese. In quel contesto, leggere e proteggere la cultura diventa un gesto clandestino, un atto di devozione verso la verità: il libro viene “nascosto contro il mio cuore come la meraviglia più grande”. Qui si avverte l’eredità dei classici italiani, dove la natura — la sera che scende sui monti, la vecchia quercia — diventa lo specchio tranquillo in cui anche il dolore più profondo trova una sua solenne compostezza.
Un Ritratto d’Insieme
Guardando a queste opere nel loro complesso, la figura di Agron Shele si ricompone in un quadro armonioso:
Il peso dell’esilio e della storia si trasforma in una memoria che protegge la libertà, senza mai cedere all’amarezza.
L’eredità dei maestri italiani dona al suo verso misura, musicalità e una profonda attenzione per il paesaggio interiore.
L’influenza di Baudelaire arricchisce la sua lirica di ombra, mistero e di quella continua ricerca della luce attraverso il dolore.
L’autenticità e la generosità che lo contraddistinguono come uomo ed editore fanno sì che la sua poesia non rimanga un esercizio isolato, ma si prolunghi nel lavoro di una vita spesa a valorizzare le voci degli altri poeti nel mondo.
Agron Shele si conferma così un autore di grande spessore umano e intellettuale, capace di trasformare le proprie radici e il proprio vissuto in un messaggio accogliente e universale.