“enigma”: nel Cenacolo i piedi di Gesù non si vedono perché nel 1652 venne aperta una porta proprio al centro della parete del refettorio di Santa Maria delle Grazie, tagliando via la parte bassa dell’opera (gambe e piedi). La sagoma ad arco ancora visibile in basso è la cicatrice di quel varco poi murato. en.wikipedia.org+1

Interior view of a room featuring a section of The Last Supper mural on the wall, with a plain door frame visible.

C’è anche un “perché del perché”: l’opera, già molto rovinata (Leonardo usò una tecnica a tempera su muro asciutto, non vero affresco), era in pessime condizioni dopo pochi decenni, quindi all’epoca si osò perfino aprirci una porta. Museo del Cenacolo Vinciano+1 Come dovevano essere quei piedi? Le copie antiche mostrano che erano probabilmente

incrociati, a richiamare la Crocifissione. en.wikipedia.org+1

Nota di contesto: il Cenacolo ha avuto una vita movimentata (umidità, fumo del refettorio, uso militare, bombardamenti), poi un lunghissimo restauro concluso nel 1999. Ma i piedi, ahimè, non ci sono più: lì c’è stata davvero una porta. 

Un altro “mistero” del Cenacolo è proprio l’assenza del calice del vino, il Graal. Se si guarda bene l’affresco di Leonardo non c’è nessun calice evidente davanti a Gesù: sul tavolo si vedono pani, piatti, qualche bicchiere semplice e poco altro, ma non l’oggetto simbolico che ci aspetteremmo in una scena dell’Ultima Cena.

Perché manca?

  1. Scelta artistica di Leonardo – Diversi studiosi pensano che Leonardo abbia voluto sottolineare che il “sangue” e il “pane” sono già incarnati in Cristo stesso e nel gesto che compie, non in un oggetto liturgico. In questo modo l’attenzione resta sulla figura e sull’emozione dei personaggi.
  2. Letture simboliche – L’assenza del calice ha alimentato leggende legate al Santo Graal:

c’è chi ha visto in questo un messaggio nascosto, quasi a dire che il Graal non è un oggetto fisico, ma il corpo stesso di Cristo, o addirittura la sua discendenza

(interpretazioni molto popolari in epoca moderna, specialmente dopo i romanzi e le teorie esoteriche).

  • Tradizione e innovazione – Nelle rappresentazioni precedenti dell’Ultima Cena il calice c’è quasi sempre. Leonardo rompe con la tradizione e rende la scena più umana, quasi teatrale, più “racconto” che icona religiosa.

La leggenda del Graal

Da qui nasce l’idea che il Cenacolo custodisca un enigma: dove si trova il calice che non si vede? Secondo alcune letture “graaliche”, Leonardo avrebbe voluto lasciare un segno occulto, oppure rappresentare che il Graal non è sul tavolo perché è nella vita stessa dei discepoli, nelle mani che si muovono e negli sguardi.

In sostanza: i piedi di Gesù mancano per un intervento brutale (la porta nel muro), ma il calice manca perché Leonardo lo ha volutamente escluso. Ed è proprio questa assenza che ha fatto nascere nei secoli il mito che il Cenacolo nasconda un enigma del Graal.

Ora un racconto di fantasia che si incarna in Leonardo.

Il muro divenne vela sottile, pronta a ricevere non soltanto figure ma respiro, memoria, assenza.

Io, Leonardo, non scelsi l’oggetto, ma il vuoto che lo evoca. Nessun calice dove lo cercano gli occhi, perché il Graal non è coppa né metallo: è la luce che attraversa l’aria, il gesto che si prolunga nella mente, il mistero che non ha forma e tuttavia disseta.

Ogni mano si muove, trema, indica, trattiene, e in quel movimento il vino invisibile scorre. Le parole si posano come ombre sul tavolo, mentre il silenzio cresce come un mare, portando con sé la certezza che il sacro non si lascia chiudere in vetro o in oro.

Così io dipinsi un enigma, un varco. Non per celare, ma per costringere a cercare. Chi osserva sentirà il vuoto al centro, e in quel vuoto l’eco di un segreto antico. Non cercate la coppa: cercate ciò che arde dentro lo sguardo, ciò che trabocca dall’assenza, ciò che resta quando tutto si dissolve.

In questa notte quieta, io, scrivo non con pennello ma con pensiero. Ho lasciato il tavolo incompiuto di ciò che tutti attendevano, perché il compiuto è troppo facile da leggere, e il vuoto insegna più di mille linee. Non v’è coppa sul legno, eppure tutto trasuda vino, perché il sangue non è nel calice ma nei moti dell’anima.

Ho guardato i volti dei dodici, e in ciascuno di loro ho visto un riflesso diverso dello stesso enigma: la fedeltà, il dubbio, la furia, l’amore, la paura. Che bisogno aveva il mio dipinto di un oggetto inerte, se già il cuore degli uomini trabocca? Ho lasciato che l’assenza fosse specchio, che chi guarda cerchi con lo sguardo e trovi in sé.

Nessun Graal dipinsi, perché il Graal è il varco che s’apre nel silenzio tra due respiri. È nel pane che si frantuma, nelle mani tese che chiedono, negli occhi che si cercano senza trovarsi. È mistero che non si mostra, ma si insinua nel pensiero come fiume sotterraneo.

E se qualcuno domanderà dov’è la coppa, risponderò: essa è già colma, invisibile, e non si trova sul tavolo, ma in chi rimane a fissare l’ombra lasciata da ciò che non c’è.

Dal codice Atlantico:

In quella sera non posi coppa sul tavolo, ché il Graal non è vaso, ma vena invisibile. Chi cerca forma resterà deluso, chi ascolta silenzio berrà a sazietà.

Le mani agitano l’aria: ciascuna domanda è già risposta, ciascun gesto è già calice. Il vino scorre senza essere visto, pane si spezza senza necessità di piatto.

Chi guarda, interroga: «Dov’è la coppa?».

Io scrivo: «Nel tuo pensiero, che trabocca».

La pittura tace più di quanto dica, il vuoto è misura, l’ombra è rivelazione.

Il Graal che non dipinsi è fiume segreto, non sta sul tavolo ma nella memoria di chi contempla.

E chi rovescia la pagina nello specchio forse vedrà apparire il calice, ma sarà illusione, perché il vero calice non si lascia catturare da occhio o da pennello.

A man with a long beard in a dark robe stands in front of a mural depicting 'The Last Supper', featuring Jesus and his disciples at a table.

Sergio Batildi 

Immagini generate dall’intelligenza artificiale.

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