Sulla linea di confine
fra la terra e l’ acqua
nascono
fiori di speranza.
Ondeggiano al vento.
Sensibili
ad ogni vibrazione
nel destinato dubbio
di appartenere.
E mentre,
le stagioni ritornano
come il viaggio di un tempo
che non sosta,
il fiore nasce e rinasce
nell’ attesa di diventare
Tempo.
Michela Intropido
Che splendida poesia. Michela Intropido riesce a catturare una profondità incredibile in pochissimi versi, giocando su immagini semplici ma universali.
Ecco una breve riflessione su ciò che rende questi versi così magnetici:
Il Simbolismo del Confine
L’argine non è solo un luogo fisico, ma uno spazio liminale (“fra la terra e l’acqua“). È la terra di nessuno tra la stabilità (la terra) e l’incessante mutamento (l’acqua). Far nascere lì i “fiori di speranza” significa collocare la speranza stessa in un luogo precario, ma proprio per questo straordinariamente vivo.
La Vulnerabilità dell’Esistere
La seconda strofa è forse la più toccante:
Sensibili / ad ogni vibrazione / nel destinato dubbio / di appartenere.
Questo “dubbio di appartenere” descrive perfettamente la condizione umana. Come i fiori sull’argine, spesso ci sentiamo sospesi, in bilico, scossi dal vento degli eventi, incerti su quale sia il nostro vero posto nel mondo.
Il Ciclo e l’Eternità
L’ultima strofa eleva la poesia a una dimensione filosofica. C’è il contrasto tra il tempo lineare che scorre senza sosta (“il viaggio di un tempo / che non sosta“) e il tempo ciclico della natura (“il fiore nasce e rinasce“).
La chiusa è magnifica: nell’attesa di diventare Tempo. Il fiore, scomparendo e ritornando, smette di subire il tempo e diventa il Tempo stesso, parte di un flusso eterno.
Cosa ti ha colpito di più di questa poesia? La stai leggendo per puro piacere personale o stai approfondendo l’opera di questa autrice?






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