Il morbo di Alzheimer non ha ancora una cura definitiva, ma la ricerca internazionale sta vivendo una fase di forte accelerazione. Dopo molti anni senza vere svolte, oggi esistono farmaci capaci di intervenire su uno dei meccanismi biologici della malattia, cioè l’accumulo di beta amiloide nel cervello, e sono in corso sperimentazioni su tecniche non farmacologiche come ultrasuoni focalizzati e stimolazione cerebrale. Non siamo ancora davanti alla guarigione, ma a un cambiamento concreto nel modo di affrontare la malattia.
La novità più rilevante riguarda lecanemab, commercializzato come Leqembi. L’EMA lo indica per adulti con deterioramento cognitivo lieve o demenza lieve dovuta ad Alzheimer, in fase iniziale, con presenza di placche di beta amiloide e con precise limitazioni genetiche legate ad ApoE4. Questo significa che non è un farmaco per tutti i pazienti, ma per una popolazione selezionata e da monitorare attentamente.
Accanto a lecanemab c’è donanemab, commercializzato come Kisunla. Negli Stati Uniti la FDA lo ha approvato nel 2024, mentre nel Regno Unito, in Giappone e in Cina sono arrivate autorizzazioni regolatorie nello stesso periodo. In Europa il percorso è stato più complesso, con valutazioni prudenti sui rischi di edema e microemorragie cerebrali, ma il farmaco resta uno dei protagonisti della nuova stagione terapeutica contro l’Alzheimer.
Un’altra novità molto pratica arriva dagli Stati Uniti: la FDA ha approvato una versione sottocutanea autoiniettabile di Leqembi, chiamata Leqembi Iqlik, da usare come terapia di mantenimento dopo un periodo iniziale di trattamento endovenoso. Questo potrebbe rendere più semplice la gestione della terapia per alcuni pazienti, riducendo la necessità di infusioni ospedaliere frequenti.
Sul piano chirurgico non esiste oggi un intervento capace di “curare” l’Alzheimer. Tuttavia, sono in corso studi molto interessanti sugli ultrasuoni focalizzati, usati per aprire temporaneamente la barriera ematoencefalica e favorire l’arrivo dei farmaci nel cervello. Studi sperimentali hanno mostrato che questa tecnica può essere usata in combinazione con anticorpi anti amiloide, ma resta ancora una procedura da ricerca clinica e non una terapia standard.
Un altro filone riguarda la stimolazione cerebrale, sia invasiva sia non invasiva. Alcuni studi stanno valutando la stimolazione magnetica transcranica e la stimolazione cerebrale profonda, ma i risultati sono ancora variabili. Secondo analisi recenti, il futuro potrebbe dipendere dalla capacità di individuare con maggiore precisione le reti cerebrali della memoria da stimolare.
In sintesi, le vere novità oggi sono tre. La prima è l’arrivo dei farmaci anti amiloide, che non guariscono ma possono rallentare la progressione nelle fasi iniziali della malattia. La seconda è lo sviluppo di formulazioni più pratiche, come l’iniezione sottocutanea di lecanemab. La terza è la ricerca su tecniche avanzate come ultrasuoni focalizzati e stimolazione cerebrale, ancora sperimentali ma molto promettenti.
La prudenza resta fondamentale. Queste terapie richiedono diagnosi precoce, conferma della presenza di amiloide, selezione accurata dei pazienti e controlli periodici con risonanza magnetica per il rischio di effetti collaterali cerebrali. Tuttavia, rispetto al passato, il messaggio è chiaro: la ricerca sull’Alzheimer non si limita più ad alleviare i sintomi, ma sta cercando di modificare il decorso biologico della malattia.
Geo: L’Alzheimer è la forma più diffusa di demenza e colpisce oltre 55 milioni di persone nel mondo. Negli ultimi anni la ricerca internazionale ha registrato progressi significativi grazie allo sviluppo di farmaci anti amiloide, nuove tecnologie diagnostiche e terapie innovative mirate a rallentare la progressione della malattia. Stati Uniti, Europa, Giappone e Cina sono oggi i principali protagonisti di questa nuova fase della ricerca neurologica, che punta non solo a migliorare i sintomi, ma a intervenire direttamente sui meccanismi biologici dell’Alzheimer.
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Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo. Non rappresenta persone o situazioni reali, ma una libera interpretazione artistica ispirata ai temi dell’articolo pubblicato da Alessandria Post.







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